Notizie e curiosità in ORL

Notizie e curiosità in Otorinolaringoiatria tratte da riviste e quotidiani

Interrogazione e risposta del Governo – Inserimento della sindrome di Sjogren nei Lea e nel registro delle malattie rare. In Italia 16.211 persone soffrono della sindrome di Sjogren, una malattia rara autoimmune, sistemica, degenerativa ed inguaribile che può attaccare tutte le mucose dell'organismo (occhi, bocca, naso, apparato respiratorio) e reni, pancreas, cuore, fegato, apparato cardiocircolatorio e osteo articolare. Si chiede di sapere se il Ministro della Salute non intenda prevedere l'inserimento, quanto prima, della sindrome di Sjogren nei LEA e nel registro delle malattie rare. Il Sottosegretario di Stato per la salute Vito De Filippo, intervenuto in Commissione Igiene e Sanità nella seduta del 24 febbraio 2015,  risponde all’interrogazione rilevando  che al momento, le stime di prevalenza disponibili e riferite in una relazione che l’Istituto Superiore di Sanità ha predisposto in seguito ad un’accurata consultazione della letteratura scientifica, hanno confermato quanto già comunemente noto alla comunità medico scientifica riguardo al fatto che la Sindrome di Sjogren non è, neppure nella sua forma primaria, una malattia rara. Per questa ragione, la sindrome in questione non è inserita tra le malattie rare, ma tra le malattie croniche invalidanti che danno comunque diritto all’esenzione per le prestazioni sanitarie correlate ed individuate dal decreto ministeriale n. 329 del 1999 e successive modifiche. Tale scelta è, d’altro canto, confortata anche dal parere che il Consiglio Superiore di Sanità ha fornito nella seduta del 6 ottobre 2009.

Otorinolaringoiatria pediatrica, Otorinolaringoiatra pediatrico, Otorino per bambini

otorino pediatrico bambini cagliari Le patologie dell'orecchio, del naso e della gola rappresentano le principali cause di malattia nei bambini. Infatti questi distretti (tonsille e adenoidi) sono frequentemente responsabili di problemi per la salute dei bambini potendo essere molto facilmente attaccati da germi e batteri.

Ricorrere ai consigli di uno specialista in otorinolaringoiatria diventa indispensabile nel momento in cui il piccolo sia soggetto a numerosi raffreddori e malattie respiratorie nell’arco dell’anno. Le terapie consigliate dall'otorino inizialmente dovranno essere mirate a curare i disturbi e ad evitare gli interventi chirurgici. Le  ADENOIDI e le TONSILLE si possono curare e NON  NECESSARIAMENTE  OPERARE

In generale l’otorinolaringoiatra è uno specialista sempre in grado di visitare e trattare adulti e bambini. La convinzione di molti genitori che i bambini debbano essere visitati da specialisti otorinolaringoiatri "pediatrici" è sbagliata !! In realtà l'otorinolaringoiatra pediatrico (medico specializzato sia in pediatria che in otorinolaringoiatria) praticamente non esiste.

Tutte le manovre diagnostiche più importanti (otoscopia, rinofibroscopia, ecc.) sono uguali tra adulti e bambini, cambiano solo le dimensioni degli strumenti. Il bambino è, in generale, meno collaborante dell'adulto ma se adeguatamente coinvolto si lascia visitare senza resistenze.

La visita nei bambini deve essere affrontata nel modo più calmo e rassicurante possibile (anche presentandosi senza camice), non deve essere eccessivamente lunga, e, possibilmente tralasciare l'utilizzo di strumenti che possono far insospettire il piccolo. Meglio far vedere al bambino ogni strumento che si userà, e, se ha un’età per poter intendere, spiegargli come si usa e che non farà male.

Fibroscopia pediatrica. Non è necessario che i piccoli pazienti vengano sottoposti a molti esami strumentali. Se il quadro clinico suggerisce un atto chirurgico è bene che le indagini si completino quando il piccolo sarà addormentato in sala operatoria. Ad esempio la presenza o assenza di adenoidi potrà essere accertata durante l'anestesia totale evitando di sottoporre il bambino ad una fastidiosa endoscopia.
Quando si deve decidere se fare o non fare un esame o una manovra endoscopica è sempre bene chiedersi quali eventuali benefici diagnostici o terapeutici la manovra potrà portare. Se i vantaggi previsti sono pochi è meglio non fare la manovra.

Per quanto riguarda l'esame audiometrico bisogna stabilire il grado di collaborazione del bambino. Solitamente l'esame può essere fatto nei bambini dai 6 anni in su e, in alcuni casi (bambini particolarmente collaboranti e attenti), è possibile attenere valutazioni attendibili anche tra i 4 e i 5 anni. Al di sotto dei 4 anni è possibile fare l'audiometria vocale infantile.

L'esame impedenzometrico è in molti casi importantissimo in quanto permette di apprezzare la motilità della membrana timpanica e valutare un riflesso acustico molto importante (riflesso stapediale). Purtroppo molti bambini soffrono di alcune forme di otite che rendono piatto il timpanogramma e pertanto non sarà possibile sfruttare appieno questa metodica.


 
Quando è necessario portare il bambino da un otorino

ADENOIDI IPERTROFICHE (ingrossate)

Per capire se le adenoidi del vostro bambino potrebbero essersi ingrossate e quindi causargli problemi anche gravi, prestate particolare attenzione a questi
sintomi:

  • raffreddori continui;
  • il bambino non sente bene
  • tosse e catarro persistenti;
  • respirazione a bocca aperta;
  • russamento notturno;
  • mal d’orecchie e febbri ricorrenti

    
Quali sono i criteri per decidere l'intervento?

Adenoidectomia nel bambino:
Nel bambino le adenoidi (organo attivo sino ai tre anni) si devono togliere quando:

  • il bimbo, in un periodo di tempo di un anno, ha avuto più di tre episodi di vera e propria otite o molti episodi di "male all'orecchio".
  • Il bimbo presenta una possibile perdita uditiva (ipoacusia) che può essere sospettata dal fatto che dice frequentemente di non aver capito le parole e chiede di ripeterle (attenzione a non sottovalutare questo sintomo pensando che sia solo distratto o pigro).
  • Quando il dentista o l'ortodonzista ci informa che si riscontrano gravi anomalie dentarie (malocclusioni, palato ogivale, affollamento dentario, micrognazia della mandibola) secondarie ad una respirazione nasale insufficiente.
  • Quando sono presenti episodi di apnea notturna (blocco temporaneo del respiro).




TONSILLE IPERTROFICHE E TONSILLITI CRONICHE
Nel bambino le tonsille (organo attivo sino ai 10-11 anni) si devono togliere quando:

  • il bimbo viene colpito da più di 4-5 episodi di tonsillite all'anno (in età scolare) e più di 6-7 episodi (in età pre-scolare);
  • quando sono così voluminose da determinare difficoltà di respirazione attraverso il naso (dispnea) o di ingestione dei cibi (disfagia);
  • quando sussiste il rischio di possibili complicazioni.


CHIRURGIA TRADIZIONALE

Adenoidectomia

Le adenoidi vengono asportate in anestesia generale mediante uno strumento (adenotomo) che, introdotto dalla bocca, "cattura" le adenoidi dietro al palato molle e, dopo averle “agganciate” le "distacca" dalla loro inserzione in rinofaringe.

Tonsillectomia
Le tecniche più recenti e più idonee per asportare le tonsille sono rappresentata dalla tonsillectomia per dissezione e dalla tecnica mista entrambe in sospensione. Tali tecniche sono più conservative e meno traumatiche per il paziente poiché consente di separare delicatamente (dissezione) le tonsille dalla loro sede senza "strapparle o lacerarle" come si faceva tempo fa (tecnica di Sluder). Nella tonsillectomia in sospensione si riconoscono tutti i vasi sanguigni della tonsilla che vengono accuratamente coagulati evitando in tal modo fastidiosi punti di sutura.

Si pensava fosse in grado di riconoscerne soltanto 10 mila Il naso umano è in grado di distinguere mille miliardi di odori, e non soltanto 10 mila come si riteneva finora. A questa conclusione è giunto Andreas Keller, ricercatore al laboratorio di neurogenetica comportamentale dell'università Rockefeller di New York, che ha pubblicato un articolo sulla rivista Science.

L'odorato è molto più sviluppato degli altri sensi: l'occhio sarebbe il naso umano è in grado di distinguere mille miliardi di odori, e non soltanto 10 mila come si riteneva finora. A questa conclusione è giunto Andreas Keller, ricercatore al laboratorio di neurogenetica comportamentale dell'università Rockefeller di New York, che ha pubblicato un articolo sulla rivista Science.

L'odorato è molto più sviluppato degli altri sensi: l'occhio sarebbe i fra 2,3 e 7,5 milioni di colori e l'orecchio circa 340 mila tonalità diverse. L'esperimento di Keller si è basato sulla creazione di 260 soluzioni attraverso 128 molecole odoranti, mescolate in gruppi di 10, 20 o 30 composti. Quindi 28 persone, sottoponendosi a un test semplice, hanno riconosciuto le differenti sostanze. Per ognuna di esse bisognava sentire tre fiale da laboratorio: due contenevano la stessa composizione e la terza, invece, un'altra. Ciascuno doveva distinguere quelle che avevano lo stesso odore.

Utilizzando questa «discriminazione di odori», come è stata definita, si è riusciti a estrapolare il numero teorico di coppie di miscugli che potevano essere create. Facendo un calcolo statistico i ricercatori hanno ritenuto che fossero almeno mille miliardi gli stimoli differenti riconosciuti da una persona dotata di una capacità olfattiva media.

Secondo Jean-Pierre Royet, studioso di neuroscienze all'università di Lione, il lavoro condotto è ingegnoso ed elegante: esso indica un numero di odori molto più vicino alla realtà finora accettata, che si basava su calcoli fatti nel 1927. Ma c'è di più, poiché Keller ritiene che la cifra di mille miliardi sia in realtà prudente. Lo studioso è affascinato da questo argomento e spiega che l'olfatto umano è molto più semplice e primitivo rispetto alla vista e all'udito. L'approfondimento dei sistemi semplici rende possibile la scoperta dei principi di base.

Il funzionamento del naso è da molto tempo oggetto di dibattito. Vi sono, dunque, molti punti fermi. L'essere umano ha a disposizione 350 recettori specifici legati all'odorato. Al punto che, sostengono gli esperti, il sistema visivo ha bisogno soltanto di tre geni per scoprire lo spettro dei colori. Invece i recettori olfattivi che si trovano nelle narici sono gli unici a essere in contatto con l'ambiente esterno. I recettori visivi sono protetti dalla cornea, quelli uditivi dal timpano. Ciò spiega il motivo per cui la sostituzione dei recettori olfattivi è molto frequente, in media una volta al mese.

Italia Oggi 27 Mar. ’14

Tra le cause prevenibili della perdita di udito, il rumore è al primo posto. Può trattarsi di un’unica esposizione a un rumore superiore alla soglia di sopportabilità delle strutture anatomiche destinate alla percezione uditiva, come ad esempio uno scoppio; in altri casi la causa è un’esposizione continua a livelli di rumore superiore ai 75-85 decibel. Il risultato è comunque la diminuzione o la perdita dell’udito.

Secondo la ricerca pubblicata su The Lancet , il danno anatomo-fisiologico che sottostà alla perdita di udito in conseguenza del rumore è la morte delle cellule sensitive auditive situate all’interno della coclea, la piccola struttura a forma di chiocciola che si trova nell’orecchio interno.

In ogni nazione ci sono norme di esposizione da seguire negli ambienti lavorativi più rumorosi, con un limite attorno agli 85-90 decibel, oltre il quale il lavoratore deve proteggersi. Dice il professor Giovanni Mosconi: «La legge di riferimento è il DLgs 81/08 e successive modifiche Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro. Il rumore è uno dei rischi meglio affrontati e la norma ne definisce i valori limite di esposizione professionale, le modalità di misura e valutazione del rischio, le misure di prevenzione e protezione ambientale da adottare, l’uso dei dispositivi personali di protezione, la formazione e l’informazione da dare a lavoratori e le modalità di sorveglianza sanitaria in carico al medico del lavoro. In sintesi si può dire che il tema è trattato in modo soddisfacente e completo nella normativa italiana».

In costante aumento è però anche il frastuono associato alle attività di svago. È stato calcolato che a partire dagli anni Ottanta a oggi chi si diverte lo fa esponendosi a livelli di rumore almeno triplicati. Una specifica ricerca realizzata in Inghilterra nell’area di Nottingham ha consentito di scoprire che due terzi dei ragazzi che frequentavano locali notturni o concerti avevano avuto perdite temporanee di udito o avevano sperimentato forme di tinnitus , la percezione di rumore, ad esempio fischi, anche in assenza di reali stimoli sonori. I ricercatori adesso stanno cercando di capire quali potranno essere le conseguenze a distanza di tempo di questi fenomeni, ad esempio se il loro accumularsi potrà portare a una generazione di adulti con difetti di udito. Si sa infatti che comunque esiste già una normale relazione diretta tra la comparsa di questo tipo di difetti e l’avanzare dell’età. Anche l’uso di alcol e tabacco facilita la perdita di udito, così come una condizione di iperglicemia, quindi è già comunque possibile tentare di intervenire su più fattori di rischio.

D. d. D.

Corriere della Sera 20 Apr. ’14

Ricerca del Mit e dell'università del Sussex: nell'orecchio interno individuata una struttura che fa da filtro alle frequenze che ci arrivano e ci permettono di 'concentrarci' sui suoni che ci interessano ed escludere gli altri

BOSTON - Il nostro udito è selettivo. Ci fa sintonizzare su alcune conversazioni e su alcune voci ignorandone altre, tipicamente quelle caratterizzate da suoni che ci infastidiscono. A scoprirlo una ricerca del Mit (il Massachussets Institute of Techology) svolta in collaborazione con l'Università del Sussex. 

La "chiave" sta tutta in un meccanismo che ha alla base una membrana molto sottile che si trova nell'orecchio interno, chiamata membrana tettoriale: è questa a fare da filtro consentendoci, ad esempio, di sentire la voce della persona con cui stiamo parlando anche in un posto affollato come un autobus o un pub e, al contrario, di bloccare i suoni che in qualche modo ci disturbano.

La nostra "selettività", ciò che in sostanza ci porta a non sentire bene alcuni suoni o alcune voci e a udirne in maniera chiara altre - concludono gli scienziati - è basata quindi su un meccanismo di tipo fisico che sembra essere indipendente dalla nostra volontà ed è invece focalizzato sulle frequenze. Sono le frequenze infatti a farci distinguere un suono dall'altro, e lavorare su quanto accade all'interno del nostro orecchio potrebbe portare a sviluppare nuove forme di supporto per chi ha problemi di udito e migliorare i microfoni dei telefonini.

Repubblica 22 Mar. ’14